L’ennesima notte di festa per i tifosi della Milano nerazzurra è finalmente arrivata: con la vittoria sul Parma di ieri sera, l’Inter ha conquistato il suo ventunesimo titolo di Campioe della Serie A, chiudendo una stagione straordinaria partita nel peggiore dei modi (due sconfitte nelle prime tre partite) e una risalita dominante, dopo un dominio incontrastato fino ad alcune improvvise cadute, per arrivare poi allo strappo finale. Una vittoria matura, di una Inter che non è “ingiocabile”, ma consapevole dei suoi mezzi, capacità e delle proprie sicurezze.
I singoli che hanno brillato, e che possiamo definire i principali protagonisti di questa cavalcata non possono che essere il top-assistman della storia del nostro campionato, Dimarco, e il terzo miglior marcatore della storia dell’Inter, Lautaro Martinez, a parimerito con Boninsegna a quota 173 gol fatti. Ma è anche impossibile non menzionare la crescita di Esposito, appena ventenne e capace di ritagliarsi un’ampia fetta delle notizie dei giornali italiani, o tutta la qualità del centrocampo targata Calhanoglu, Zielinski e Mkhitaryan. Insomma, i singoli sicuramente hanno brillato, ma la compattezza e la capacità di funzionare come un singolo organismo sono stati la chiave. Miglior attacco (per distacco) della Serie A, con 82 reti segnate (a 3 dalla fine) e seconda miglior difesa (31 le reti subite, dietro solo alle 30 della Juventus), a riprova del grandissimo lavoro svolto dall’allenatore Chivu, che con quella maglia ha vinto praticamente tutto.
Proprio l’allenatore, ingaggiato come quella che sembrava una soluzione di emergenza dopo le crisi dello scorso finale di stagione (Scudetto e Champions persi malamente proprio all’ultimo, sul più bello), si è dimostrato un implacabile leader di un gruppo già forte ma demoralizzato. Poco alla volta, vittoria dopo vittoria, Chivu è riuscito a rialzare la sua squadra, renderla più sicura e portarla alla vittoria, con tre giornate in anticipo. E in un batter d’occhio, e anche approfittando dei vari passi falsi del Napoli, e del periodo di transizione di Milan e Juventus, la Pazza Inter ha trasformato lo Scudetto da un affare di pochi, ad essere ingiocabilmente nerazzurro.