Smettiamola di incolpare Kvaratskhelia

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L'attaccante viene spesso additato come responsabile del momento negativo

La Redazione13 Oct 2023

Che l'inizio di stagione del Napoli non sia stato dei migliori suona come un eufemismo alle orecchie di chi si aspettava che la squadra Campione d'Italia in carica potesse (e dovesse) ripartire legittimando il tricolore sul petto. Otto giornate dopo, gli alibi potrebbero essere tanti (l'assenza di Kim, l'indecorosa gestione dei canali social, gli interventi fuori luogo di un presidente in bilico sul filo dell'inverosimile), ma il capro espiatorio sembra uno solo. Rudi Garcia, il distruttore della vivace armonia e del calcio propositivo di matrice spallettiana.

Soprattutto tra i sostenitori rivali, tuttavia, circola da tempo la teoria secondo cui alcuni tra i protagonisti della scorsa stagione abbiano ormai smesso di overperformare. Uno su tutti: Khvicha Kvaratskhelia, etichettato "Fantasma di Castel Volturno" in virtù della striscia negativa di diciannove partite ufficiali senza segnare, interrotta lo scorso 27 settembre nella vittoria casalinga contro l'Udinese. Ma non è solo questo: l'esterno georgiano è accusato di scomparire, perdendo quell'incisività con cui si era presentato in Serie A, nei moemnti - del match, della stagione (?!) - di maggiore pressione. Ma è davvero così?

Innanzitutto, meglio chiarire una cosa: Kvara è un calciatore sensazionale, il cui stile di gioco ha costretto molti terzini ad abbandonare la propria comfort zone. Eccezion fatta per Leão - col quale il paragone dilagante è del tutto lecito - nessuno in Serie A punta l'uomo come Khvicha. Non quanto Khvicha, dal momento che quest'anno sono emersi tre outsider dribblomani come Almqvist (38 tentativi), Soulé (37) e Gudmundsson (31). Il georgiano è fermo a 33, appena 15 dei quali riusciti (esattamente come la sua controparte rossonera), ma il focus è un altro.

Kvara è schiavo dell'impatto devastante che ha avuto sul campionato italiano, delle aspettative di un pubblico malizioso, del soprannome ludico ma opprimente appioppatogli e, soprattutto, delle proprie qualità. Oggi può sembrare quasi prevedibile, di fronte al puntuale raddoppio di marcatura che subisce se non riesce a svincolarsi dalla linea laterale. Il punto è che indurre la squadra avversaria a modellare la fase difensiva partendo dalle contromisure adottate per intralciare un singolo giocatore è testimonianza implicita del valore del giocatore stesso - e del timore che provoca.

Perché il dribbling di Khvicha è consapevole, vario, mai tentato per mancanza di alternative. L'arte per uno scopo. E per compiere tale scopo, l'esterno del Napoli è sempre più obbligato ad accentrarsi, a cercare nuovi spazi per dipingere calcio, a esplorare territori nascosti. Il terreno è impervio, però, soprattutto senza una guida autorevole che gli dica "vai tranquillo, sai cosa fare" o il supporto dei compagni di viaggio, più irritabili e meno collaborativi di qualche mese fa. Lui ci prova comunque, abbassa la testa e si trascina in mezzo a mille avversità.

28 tiri in 491 minuti giocati - in proiezione quasi 60 in più rispetto alla passata stagione. Più di lui solo Osimhen (33), Lautaro centra più spesso la porta, il terzo dei partenopei è Raspadori a quota 17. È proprio la precisione a mancare (appena 6 conclusioni nello specchio), sinonimo di una condizione psicofisica non ottimale. Ma 3 assist, 2 legni, 10 passaggi chiave e 3 grandi occasioni create sono i numeri di chi, imperterrito, continua a lottare perché sa di avere contro tutto e tutti, e un futuro radioso che lo attende.